Questione di Fides

di Derseiltanzer


Mai come di questi tempi la realtà politica ci appare così nemica, così distante e irraggiungibile. Ogni giorno al telegiornale passano notizie dove le parole “corruzione”, “malgoverno” sono ripetute quasi ossessivamente e il telespettatore guarda, ascolta, rielabora e manda giù il boccone amaro. Sì, perché quella politica sembra così irraggiungibile per il cittadino comune che protestare appare inutile. Oggi in quasi tutte le case italiane vige la parola “rassegnazione”. Rassegnazione al fatto che tanto i politici sono tutti uguali, tanto non cambia, e se cambia, la corruzione tornerà sempre. Lo Stato viene visto come un oppressore più che come un protettore, gli organi dello Stato con i loro membri, non ne parliamo!

Ma che cos’è uno Stato? Non so se ve lo siate mai chiesti, ma posso assicurarvi che i pensatori che hanno provato a dare una risposta a questa domanda sono tantissimi. Nonostante questo, una definizione accettata da tutti non è ancora stata trovata. Io vi offro quella più completa e più citata nei libri di scienze giuridiche e politiche:

«[…] lo stato è quella comunità umana la quale, nell’ambito di un determinato territorio […] pretende per sé [con successo] il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica. Infatti l’aspetto specifico dell’epoca moderna è costituito dal fatto che il
diritto all’esercizio della forza fisica viene attribuito a tutti gli altri gruppi o individui singoli soltanto nei limiti in cui lo stato lo ammette in mano loro: lo stato vale come unica fonte del “diritto” all’uso della forza»

Max Weber, Economia e Società, 1922

Perché questo organismo è visto così opprimente oggi? Secondo il mio modestissimo parere, la ragione è da trovare nelle parole “nell’ambito di un determinato territorio”, perché nell’epoca della globalizzazione “determinato territorio” è di per sé opprimente. La globalizzazione però sembra, ahimé, non arrestarsi. Soprattutto il mercato globale richiede apertura, mentre lo Stato nasce come protezione interna dei cittadini. I funzionari dello Stato sembrano più interessati a privilegiare questioni internazionali o, ancora peggio, privati, dimenticandosi dei propri cittadini. Il mondo ci vuole aperti, liberisti e globalizzati, ma qualcosa bisognerà pur sacrificare per omologarci e la prima cosa che si sacrifica sono sempre le tradizioni. Nel tempo è venuto a mancare qualcosa, sia da parte dei politici, ma anche da parte dei cittadini. Se devi essere fedele davanti al mondo intero, ti dimenticherai di esserlo verso qualcosa di più ristretto.

L’Italia è stata patria di un impero potentissimo che sebbene non avesse tutti i diritti fondamentali tanto cari alla modernità, aveva qualcosa che noi abbiamo irrimediabilmente perso. I romani conoscevano molto bene qualcosa che si chiamava Fides. Questa bellissima parola, che significa “lealtà”, “fiducia” era addirittura una divinità e vennero eretti templi in suo onore. All’interno di questi edifici erano nascosti documenti segreti della cosa pubblica e che servivano all’amministrazione dell’impero; erano un po’ come i nostri archivi di Stato, ma a differenza nostra, avevano un’origine divina. La Fides tutelava i contratti fra i cittadini, era alla base di leggi e accordi, esprimeva il sentimento del dovere, della lealtà e del pieno rispetto all’autorità superiore. Fides era la base divina della Res Publica e chi veniva meno ad essa era visto come il peggiore dei traditori. Non c’era disonore peggiore che disprezzare il fondamento della propria patria. Il popolo non chiedeva altro al proprio re e al proprio imperatore: solo lealtà.

Se al telegiornale sentiamo di evasori, finti invalidi, politici che si appropriano di soldi dei cittadini, sindaci che mandano in dissesto la loro città, non c’è da stupirsi. Manca quel sentimento di lealtà nei confronti degli accordi e nei confronti dello Stato, semplicemente perché la modernità ha sostituito la parola “fiducia” con l’espressione “interesse privato”. Nessuno si preoccupa più della salute del proprio Stato, nonostante sia qualcosa di fondamentale per l’uomo che vive in società. Recuperare una “Fides moderna” significa agire sapendo di essere tutelati da chi non rispetta i patti, significa sapere che questa persona sarà ricoperta di disonore e non semplicemente che dopo aver fregato il Suo Stato finirà tre mesi in prigione e poi andrà in un convento. Ma questa antica divinità deve essere riscoperta a partire dal basso, piano piano, prima nel proprio condominio, poi nel quartiere, poi nella città… fino a salire ai vertici dello Stato. La modernità e l’individualismo ci hanno tolto la fiducia comunitaria e l’unico accordo che riusciamo a stabilire, ormai, è quello a base monetaria. Riscoprire la lealtà verso gli altri porterà piano piano a ritrovarla anche nello Stato, basterebbe ricordarsi, ogni tanto, che c’è molto altro oltre all’interesse individuale.

Se non ce ne accorgeremo e tutto questo andrà avanti, taglieranno la testa a Leviathan prima o poi, e noi neanche ce ne accorgeremo.

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