Side effects

di Derseiltanzer


Gli effetti collaterali mi piacciono un sacco. Sono la prova dei limiti che ha la razionalità delle nostre azioni. Sono la prova che quando agisci cambi la storia, ma non sai mai come lo farai. E se l’ardua sentenza spetta sempre ai posteri, verrai considerato responsabile di quegli effetti collaterali. Sì, perché gli effetti si vedono sul lungo periodo e la responsabilità è tua. Se accendi una miccia che passa sotto una porta chiusa non potrai dire che non è colpa tua se è esplosa una bomba. A nessuno frega che tu pensassi ci fossero i fuochi d’artificio.
Ora, con l’idea di “donna moderna” che avete, prendete una macchina del tempo e catapultatevi in quel periodo di manifestazioni femministe dove si chiedevano diritti ed emancipazione. Sì, la macchina del tempo è un problema, ma nelle migliori storie c’è sempre lo scienziato pazzo che si rispetti. Siete lì, in mezzo a tutte quelle donne. Le fermereste? Probabilmente no.
La passione con cui quelle meravigliose madri, figlie, mogli chiedevano diritti ed emancipazione vi fermerebbe dal far loro vedere il filmino dello stacchetto delle veline che vi eravate portati in borsa direttamente dal 2013. Anche io, una delle persone più critiche nei confronti dell’emancipazione femminile, avrei buttato quel filmino nel cestino della spazzatura. Non solo per il fatto che se sono qui a scrivere sopra ad un blog le mie opinioni è grazie a loro. Non voglio essere così banale. Ma perché loro erano lì con l’intenzione di cambiare la posizione della donna in un mondo prevalentemente maschilista. Loro ci credevano davvero. Credevano che le loro scelte avrebbero prodotto una donna forte, rispettata, amata e che potesse affrontare l’uomo alla pari. Quelle donne scappavano da dogmi, da regole borghesi e bigotte. Dogmi secolari, fissati dalla religione cristiana, che esalta figure come Paolo di Tarso, dichiaratamente misogino e che assegnava alla donna il compito di procreare figli buoni e cristiani. Anche io sarei fuggita, a gambe levate, non c’è dubbio. Mi sarei messa a manifestare per i miei diritti, primo fra tutti quello di avere un’identità personale, non vincolata da una dote o dallo status sociale del marito.

Però a volte capita che quando vogliamo modificare il sistema culturale e valoriale che non accettiamo più come legittimo, il disprezzo ci spinge oltre. Come la forza che respinge due poli dello stesso segno (credo abbia un nome, ma non sono mai stata brava in fisica). Il disprezzo estremizza, ma non ce ne rendiamo conto quando siamo immersi nella lotta per “cambiare il mondo”, è inevitabile. Poi un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo che da un mondo di donne senza diritti e schiacciate da tabù culturali, religiosi e giuridici si è passati ad un mondo di donne senza tabù e molto spesso (non sempre, ci mancherebbe) senza dignità. È la forza del disprezzo che non è capace a frenare gli estremismi. Potete notarla ovunque: in politica, nella religione, nel mondo del lavoro. L’estremizzazione va a braccetto con l’assolutizzazione, entrambi termini che, per definizione, non conoscono il potere della mediazione razionale, perché nati da pulsioni, sentimenti, istinti. La passione nell’allontanare l’istanza disprezzata non conosce processi razionali, ma si vive sul momento e la si sente come qualcosa che cambierà lo stato attuale delle cose, nel modo migliore per tutti. Vi sfido a fermare persone con una passione così travolgente, verreste catturati dalla corrente.

L’effetto collaterale, però si è manifestato. Quelle donne hanno acceso la miccia e la bomba è esplosa. Sì, la responsabilità è la loro per aver cambiato le strutture culturali dell’Occidente nei confronti della figura femminile. Ai posteri però non spetta solo esprimere l’ardua sentenza, troppo facile. È loro compito analizzare criticamente il mondo in cui vivono e scegliere autonomamente che immagine dare di se stessi, assumendosi tutte le responsabilità del caso.

Se il mondo mi impone di seguire il modello di una donna “strumento sessuale” ho le facoltà per crearmi modelli alternativi. Dire “ormai è così se si vuole essere accettate” è limitante, acritico e poco intelligente. Il mondo lo si cambia con la consapevolezza che il cambiamento produrrà effetti collaterali di cui saremo un giorno responsabili, che non devono però fermarci e renderci inermi, ma semplicemente costringerci a pensare di più prima dell’azione (senza la pretesa di raggiungere il mitico modello della razionalità assoluta, il margine di errore fa parte dell’agire umano).

Non voglio entrare con questo breve post nei meandri della Storia e nelle specifiche relazioni causa-effetto che hanno prodotto la “donna moderna”. È chiaro che un blog non permette questo. È un invito che faccio a tutte le donne, di ricordarsi sempre che emancipazione non è abbattere ogni tabù e cadere così nel grottesco. Significa liberarsi da una condizione di inferiorità, avere la possibilità di autodeterminarsi attraverso una sana relazione con il sesso maschile che non dev’essere avvertito come qualcosa di ostile, ma come parte complementare della nostra identità.

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