“Svegliatevi! Non vedete che è tutto un complotto?”

di Derseiltanzer


Quando ero piccola sognavo di fare l’investigatore privato. Era uno di quei sogni che ti colpiscono da bambini come fare l’astronauta o il pilota. Divoravo i libri di Agatha Christie e di Conan Doyle e quando compravo la Settimana Enigmistica non vedevo l’ora di andare alla pagina dell’intrigo investigativo. Era proprio una fissa, che un po’ mi è rimasta. Poi sono cresciuta e sono giunta in quell’età pessima in cui il mondo ti disillude senza ritegno: oltre a capire che non c’è nessuno lassù che ti salva, scopri anche che l’investigatore privato di oggi non è né Poirot né Barnaby; non devi tirare pugni a nessuno, non ti legano da nessuna parte per farti fuori e non devi fumare la pipa nella speranza che guardando quegli indizi ti venga una sorta di rivelazione divina. Il mondo è una valle di lacrime, è proprio vero. Oggi, che ho 21 anni, ho capito che non era la mia strada e che posso continuare a leggere i miei libri su Miss Marple senza piangermi addosso.

Ma c’è chi dice: “No! Non mi arrendo!” Il problema che vado a presentare non sussisterebbe se la gente avesse come mito Poirot. Esiste perché oggi c’è Adam Kadmon, l’eroe nazionale dell’italiano indignato dai poteri forti, dalle banche, dagli illuminati, dai massoni, dal Nuovo Ordine Mondiale e potremmo aggiungerne altre di indignazioni sconvolgenti, ma non continuo ad elencare cose inutili.

Sappiamo bene che quando le cose vanno male e “potrebbe piovere”, poi piove sempre, e quindi ad amplificare il problema in maniera esponenziale ci sono i social network, i meravigliosi luoghi dove chi non ha niente di intelligente da dire, lo dice solo perché ha acquisito il diritto di poterlo fare.

Così oggi al potere c’è Letta, Sua Malignità, che fa parte del tremendo e terrificante gruppo Bilderberg il cui nome, fino a due mesi fa, ricordava al massimo la marca di una birra. Il problema è quanto mai evidente: nascono siti e siti con informazioni spesso (non sempre) fasulle od esagerate, scritte con un linguaggio sensazionalistico e dove si creano nessi causa-effetto che non hanno senso di esistere. Detto questo, non c’è da stupirsi se lo sparatore di Palazzo Chigi, da semplice uomo “disperato” è diventato un agente di chissà quale gruppo segreto perché “ha il taglio tipico da militare”. Se siete frequentatori dei social network forse potete capire quello che sto dicendo. I riferimenti che dovrei fare sarebbero milioni, compreso lo scandalo che ha travolto il programma televisivo “Le Iene”, sul quale vi invito ad informarvi per capire l’importanza della manipolazione che subisce l’informazione per poter diventare “evidenza per tutti” (non parlo del programma TV, bensì dei teorici del complotto che hanno provato a “smascherarlo”). Vi invito inoltre a soffermarvi soprattutto sul linguaggio utilizzato da questi “investigatori del web” e sulla totale assenza di fonti quantomeno credibili.

Per allontanarci dall’attualità è giusto citare gli innumerevoli video dedicati ai grandi maestri della cospirazione, i membri della famiglia Rothschild, accusati ovunque di possedere l’intero pianeta Terra, se non addirittura l’Universo. Altre pietre miliari sono l’attentato dell’11 settembre, la cattura e l’uccisione di Saddam Hussein e Osama Bin Laden o la morte di Jimi Hendrix.

Voglio chiarire che con questo mio breve articolo non voglio assolutamente negare che certe cose che ci vengono presentate non sono che apparenze create ad hoc per mantenere una certa pace democratica. Non nego neanche che ristrette oligarchie abbiano più potere di quello che sembra e soprattutto non voglio far passare il messaggio che non sia giusto farsi venire dei dubbi su quello che ci circonda. Farsi delle domande per me è fondamentale, è lo scopo stesso dell’esistenza, perché accettare tutto quello che viene proposto senza chiedersi il perché è sulla linea opposta, ma parallela, di chi ha scelto di fare il teorico del complotto ad oltranza.

L’unico messaggio che voglio far passare è che chi diffonde una notizia (sia esso un giornalista, un comune mortale che vaga per il web od un ex-agente segreto) ha il diritto di assumersi la responsabilità riguardo l’informazione diffusa. Non è corretto usare linguaggi suggestivi e fonti strabilianti con lo scopo di ottenere credibilità. L’informatore dell’era informatica deve tener conto che usa un mezzo diventato accessibile a tutti, o quasi, e che quindi il suo pubblico è enorme. Soprattutto, questo pubblico, è fatto di persone totalmente differenti, di qualsiasi estrazione sociale, di qualsiasi livello intellettuale. Questa non è discriminazione, è evidenza. Il pubblico non è un blocco di automi tutti uguali, ma è un mix di esperienze e coscienze.

Anche il lettore, comunque, ha la sua personale responsabilità e gli vorrei offrire un consiglio: l’Illuminismo (che non è quello degli Illuminati) ha partorito uno degli uomini più intelligenti che abbiano mai messo piede su questa tremenda valle di lacrime, il quale ci disse:

L’illuminismo è l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza – è dunque il motto dell’illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall’eterodirezione (naturaliter maiorennes), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l’intera vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E’ tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno dì pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione.

Immanuel Kant, “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?”, 1784

(I grassetti che ho utilizzato non sono casuali).

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