L’opinione pubblica italiana è un mostro biblico

di Derseiltanzer


La filosofia la trovo una materia affascinante, anche se il suo fascino scompare nel momento stesso in cui varca la soglia di una scuola, pubblica o privata che sia. Alle superiori mi venne inflitta dal terzo anno e io, tutta elettrizzata dalla novità, studiai solo i primi argomenti: la nascita della filosofia e i presocratici. Ho sempre trovato bizzarri (e al limite della psicosi) questi soggetti, che mi sono sempre immaginata come dei vagabondi, con le tuniche sporche, intenti a ragionare tutto il giorno per concludere infine che l’essenza di tutte le cose è l’acqua (o altri elementi vari).

Smisi subito di studiare in maniera sistematica il pensiero di ogni autore, ma non smisi mai di fare una cosa: studiare le biografie dei filosofi. Questo mi permise di tirare avanti fino al quinto anno, racimolando la mia bella media del 7 di filosofia senza neanche sapere cosa fosse l’io penso cartesiano. Ero fermamente convinta che dalle biografie dei filosofi (e lo stesso valeva per gli autori di letteratura italiana e latina) si capisse quasi tutto del loro pensiero, senza neanche pensare di leggere quel manuale gigantesco, che incuteva terrore già nel pronunciare il suo nome. “Il Reale”. Che roba inquietante, con tutto il rispetto per l’opera di Giovanni Reale.

Arrivò il turno di Friedrich Nietzsche che contribuì al fatto di farmi sentire un genio per la prima volta nella mia vita. All’inizio di “Al di là del bene e del male” scrisse “Poco per volta mi è venuto in chiaro che cosa è stata finora ogni grande filosofia: cioè il confessarsi del suo autore; e una specie di mémoires non volute e improvvise […].” Ancora oggi non so se mi sono appassionata alla filosofia di Nietzsche perché mi abbia fatto sentire un genio o perché sia realmente geniale.

In effetti, mettendo da parte il mio orgoglio, mi rendo conto che tutte le volte che ho a che fare con l’opinione pubblica italiana finisco sempre per pensare che Nietzsche fosse un genio e che l’umanità sia una cosa tremenda. E non pensiate mai alla versione politically correct del povero filosofo, quella versione oscena che siete obbligati a vedere ogni volta che una ragazza seminuda cambia foto profilo su Facebook e ci schiaffa sotto una sua frase: “Chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come”. Probabilmente la ragazza in questione non sa che due righe dopo paragonava gli uomini moderni a scimmie. E la cosa incredibile è che non è vissuto oggi.

Cosa c’è peggio dell’umanità? L’opinione pubblica. Anzi, per non offendere ciò che in realtà non conosco, è meglio parlare di opinione pubblica italiana, quell’orrendo mostro biblico. Sì, attualmente sono amareggiata da questo fenomeno italiano. E la premessa sulla filosofia? Giuro che aveva un senso, adesso ci arrivo.

Quando ho iniziato a non accontentarmi più della biografia dei filosofi per prendere il mio 7, ho iniziato a leggere libri di filosofia per conto mio. Da questi ho capito una cosa davvero molto importante: la Verità forse non esiste, o se esiste difficilmente verrà trovata, però una cosa (quasi) certa è che l’uomo decifra il mondo a partire da quello che ha nella sua testa. Quello che l’uomo ha nella sua testa è a sua volta derivante in parte dal contesto in cui vive, in parte da fattori genetici. Ma ancora di più, io credo, quello che uno ha in testa dipende da ciò che sceglie di ficcarsi (sono una fan sfegatata del paradigma dell’azione, le strutture, almeno per me, valgono fino ad un certo punto, un punto comunque importante). Se ho 15 euro in mano posso scegliere se comprare un libro o una t-shirt. Non venite a parlarmi di quelle teorie complottistiche sul dominio capitalistico delle nostre menti.

Per semplicità, allora, chiamiamo il modo in cui una persona decifra la realtà in cui vive “opinione” e l’insieme di queste dà l’opinione pubblica. Seguendo il principio di causalità sappiamo che tutte i fenomeni sono collegati da processi di causa-effetto. Avendo in mente questo, rispondete alle mie domande: che opinione pubblica può esserci in uno Stato in cui il 10% della popolazione ha dichiarato di non possedere neanche un libro in casa (sì, neanche uno)? Che opinioni possono avere persone che passano i sabati sera a sbocciare bottiglie di Dom Pérignon come se non ci fosse un domani, pensando che dalla vita non si possa chiedere di meglio e che il lunedì torneranno sul loro posto di lavoro sognando per tutta la settimana il week-end? Come ho detto, lascio a voi la risposta.

Queste domande me le sono poste dopo aver osservato i dibattiti, ad alto spessore culturale, presenti sui siti di giornali online o su Facebook.

Una ragazza affetta da una serie di malattie rare afferma di essere a favore dei test sugli animali. Risposta tipica di chi la pensa diversamente: “Muori”, “Perché non li provi su di te i test?”

Dibattito su Stamina. Chi è a favore del metodo risponde tipicamente “Complotto internazionale delle aziende farmaceutiche!!”, “Stato corrotto”. Chi è a sfavore non vuole venire meno nel dimostrare la propria eleganza retorica “Millantatori!! Fate vedere la vostra laurea in medicina”.

Non entro nel merito delle discussioni. Non voglio dire chi abbia ragione e chi no. Qui il problema è di altra natura. Da che mondo è mondo le persone hanno opinioni diverse sullo stesso fatto e spesso per arrivare ad una soluzione si attuano dei compromessi. Il problema non sono le opinioni, ma è il modo con cui le si esprime, è il livello di tolleranza che si ha per gli altri.

E allora la filosofia qui è di nuovo maestra: tu sei libero di pensare che l’essenza di tutte le cose sia l’acqua e io potrò pensare che sia una cosa da psicopatici, ma se tu me lo dimostri con delle argomentazioni che derivano dal tuo modo di vedere il mondo, io continuerò a non capire quello che dici, ma prima o poi troveremo un compromesso oppure, un bel giorno, arriverà qualcun altro a dimostrare le sue tesi in maniera più efficiente e ad affermare che nessuno dei due ha mai avuto poi così ragione.

L’opinione pubblica non ha quasi mai opinioni.

Roberto Gervaso

Ah! Iniziate a leggere libri di filosofia se non lo avete mai fatto. Quell’inutile premessa sulla filosofia ha un suo senso.

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