La persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista

di Derseiltanzer


Vivere in Italia non è facile. Guardare il telegiornale quotidianamente è molto difficile. Stare su Facebook e leggere le cose che scrivono gli italiani opinionisti politici è istigazione al suicidio.

Da tempo ormai ho smesso di leggere le opinioni politiche dei giornalisti. Sono un mix letale di moralismo, sfacciata adulazione e trovate sensazionalistiche. Se non fosse per il fatto che il Vaticano ha smesso di esercitare il suo potere universale, non sarebbe difficile collocare l’Italia ancora nell’età medievale. Adulatori alla corte del principe, Savonarola in piazza, voltagabbana ovunque. “Decadenza since 1492” è il marchio DOC che ci appartiene. Ma, nel caso stiate pensando che questo sia già il peggio, non disperate.

A complicare la situazione sono sempre i social network. Disgraziatamente sono l’unica cosa davvero democratica al mondo: tutti si possono iscrivere, tutti possono dire la loro opinione (quasi) senza limiti, tutti possono fare finta informazione. Il problema è quando il social network incontra la politica: la demagogia e il qualunquismo sfrenato si unisce all’arte di governare. Si capisce bene che siamo di fronte ad una bomba ad orologeria.
Se su Facebook sei obbligato a starci perché le persone che conosci non vogliono più spendere soldi con gli SMS o perché rischi di ritrovarti scritto in fronte l’appellativo di “reietto della società”, il male di vivere è garantito.

Come diceva Carlo Cipolla, l’unico genio italiano del Novecento (che infatti è morto nell’ombra dell’indifferenza generale), gli stupidi sono ovunque, anche fra le persone insospettabili e non è possibile stabilire una percentuale di essi, perché qualsiasi numero sarà sempre troppo piccolo rispetto a quello reale. Questa conclusione da sola vale il Premio Nobel, purtroppo però vanno di moda solo le cose politically correct.

Questa percentuale sterminata è iscritta a Facebook (e sì, lo sono anche io) e commenta gli avvenimenti politici italiani. Commentano tutti, ma a nessuno viene il dubbio di scrivere idiozie, nessuno controlla le fonti e, ahimè, nessuno si vergogna di mostrare la sua ignoranza ortografica e grammaticale. Se un cervello arriva ad elaborare la frase “Se io sarei in Letta…” è ora di rivedere certe priorità. Un’opinione vale nel momento in cui dietro c’è un cervello pensante ad esprimerla. Se non vengono neanche dubbi sulla propria grammatica, non voglio pensare al resto.
Non vale la scusa che la grammatica non è indispensabile all’intelligenza. Non vale tirare fuori Einstein, lui è stato un esemplare unico e non credo si celino dei nuovi esemplari del genere dietro persone iscritte a Facebook che lanciano opinioni politiche random.

Allora di qui si capisce quanto mi crei problemi sentire, in un paese dove l’astensionismo è quasi al 25%, le persone che si lamentano che Renzi probabilmente diventerà il nuovo Presidente del Consiglio. Trovo assolutamente ridicolo scomodare i santissimi principi democratici per rivendicare di voler scegliere il proprio leader quando:

  • l’Italia è una Repubblica parlamentare. Sì, PARLAMENTARE. Quelle persone (discutibili o meno, non è questo il punto) che sono state scelte dall’elettorato sono i rappresentanti del popolo e potranno anche decidere di non dare fiducia al nuovo governo;
  • se il primo punto non fosse sufficientemente chiaro, ricordo inoltre, che a differenza degli Stati Uniti o della Francia, l’Italia NON è né una Repubblica presidenziale né semi-presidenziale e quindi, incredibilmente, il Primo Ministro non è una carica elettiva;
  • anche se non bastasse il punto secondo, la figura del Primo Ministro non è costituzionalmente rilevante e soprattutto non è neanche chiaramente definita. Le interpretazioni più diffuse sono quelle che affidano al primo ministro il ruolo di “primus inter pares”, ovvero esso è solo una sorta di coordinatore fra persone che ricoprono ruoli di grado gerarchico identico. Molto probabilmente il governo esprimerà ministri di diverse forze politiche (ad esclusione di quelle che volontariamente hanno deciso di non consultarsi con le altre);
  • la Costituzione della Repubblica Italiana ha solo 139 (centotrentanove) articoli, escludendo le disposizioni finali, il ché vi suggerisce che anche leggendo un articolo al giorno, non sprecherete neanche un anno di tempo per informarvi. Efficacia ed efficienza in un solo colpo.

Non voglio né promuovere né criticare le scelte che sono state fatte a livello politico. Non mi ritengo un’opinionista politica che possa esprimere affermazioni rilevanti.
Il discorso ricade, come sempre, sulle persone comuni, quelle che formano l’opinione pubblica che in Italia, come dicevo giusto in due post fa, è quasi come un mostro biblico: distrugge senza sapere perché lo fa, guidato da forze completamente irrazionali.

Quando si esprime la propria opinione bisogna sempre farlo in una posizione di informazione più completa possibile, perché non stiamo scegliendo fra stracciatella e pistacchio. Bisogna farlo in maniera corretta, rispettosa, profonda. Le parole dette con superficialità e demagogia fanno presa sulla parte irrazionale delle persone, ma sono vuote. Non è passato molto tempo dagli eventi che hanno segnato la prima parte del Novecento, eppure la gente sembra spesso dimenticare che semplificare la realtà, non fa altro che portare alla costruzione di pregiudizi insensati, se non addirittura pericolosi.
Una visione del mondo semplificata, distrugge la complessità, divide gli uomini in fazioni opposte che si danno battaglia fino a quando arrivano al punto di non capire neanche più perché lo fanno. La realtà si cristallizza in categorie unitarie e questo impedisce di andare oltre il proprio naso.

Usate internet per informarvi seriamente, cercando sempre le fonti di quello che leggete. E soprattutto ascoltate Carlo Cipolla che ci ha lasciato detto che tutti noi nella vita ci comporteremo almeno una volta in maniera stupida, perché capita, anche agli insospettabili.

Quello che dovremmo sempre fare sarebbe fermarsi e chiederci se quello che stiamo per dire è frutto di qualcosa di ragionato o un tentativo di ottenere approvazione sociale. E poi dirlo, assumendoci le nostre responsabilità.

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